
Mostre in Veneto Autunno-Inverno 2026-2027
28 Settembre 2026Questo nostro strano e irresistibile Paese è sempre prontissimo a lamentarsi della scuola pubblica. Ebbene, care amiche e cari amici, se voi quando pensavate a questa giornata vi immaginavate un’iniziativa di circostanza, con quattro quadri messi in croce al muro e un paio di cartelloni scoloriti… beh, vi sbagliate di grosso. O per lo meno, vi sbagliate se parliamo del Liceo delle Scienze Umane e Liceo Economico Sociale “Amedeo di Savoia Duca d’Aosta”.
Siamo nel pieno centro storico di Padova, in Via del Santo 57, a pochissimi passi dalla Basilica di Sant’Antonio e da Prato della Valle. Tanti passeggiano lungo la via senza sapere cosa si cela dietro quel portone, pensando magari: “È solo una scuola, non c’è nulla di interessante da vedere”. Errore drammatico! Perché una volta varcata la soglia durante l’evento appena trascorso, la sorpresa è stata totale.
Il percorso del GiroDUdA è partito dal grande cortile centrale per poi snodarsi attraverso la sequenza dei tantissimi corridoi del Complesso Conventuale di San Francesco – sede dell’istituto da quasi 150 anni. Ed è proprio in questo cammino che si rimane letteralmente a bocca aperta. Da una parte la storia secolare che trasuda da ogni singola pietra, dalle volte storiche e dai busti in gesso sui mensoloni; dall’altra una successione ininterrotta di dipinti, sculture, porte d’autore e installazioni dove ogni singola opera custodisce un racconto unico, viscerale e affascinante.
Nato da un’intuizione del coordinatore Alberto Danieli (nostro grande amico di FLarte), il DUdA (DUca d’Arte) ha trasformato la struttura in un piccolo museo diffuso, che abbiamo guardato a bocca aperta e che non ha davvero nulla da invidiare alle più blasonate fondazioni d’arte o alle gallerie private più rinomate. Un gioiello autentico riconosciuto e felicemente censito tra i Luoghi del Cuore del FAI – e parliamoci chiaro: il FAI non seleziona certo i posti a caso, ma premia solo le eccellenze straordinarie del nostro patrimonio.
La rotta di Francesco Lucianetti: le vele come metafora dell’esistenza
Il momentoclou della giornata è stata la scoperta dell’installazione permanente della selezione di litografie di Francesco Lucianetti (Roma, 1944 – Padova, 2020), estratte dal celebre e monumentale ciclo “A vele spiegate… alla ricerca di noi stessi” (1986-1994).
Storie e visioni a confronto: una galleria di maestri

I vari corridoi attraversati durante le visite guidate del GiroDUdA hanno permesso a tutti i visitatori di immergersi in un dialogo continuo tra generazioni, linguaggi e sensibilità differenti. Ogni singola opera e ogni singola porta racchiudono una storia affascinante e unica, esattamente come è unica e irripetibile la vita di ciascun artista che l’ha realizzata.
La collezione del DUdA vanta oltre 50 porte d’autore e una sterminata silloge di opere donate da maestri di fama nazionale e internazionale che compongono una vera e propria mappa dell’arte contemporanea. Si incontrano la grafica civile e il segno netto di Tono Zancanaro, il rigore numerico e kabbalistico di Tobia Ravà, l’espressività cromatica di Carla Rigato e Renzo Forese, accanto alle composizioni e alle ricerche formali di Lino Dinetto, Matteo Massagrande, Franco Murer, Renato Pengo e Antonio Ievolella.
Accanto alla pittura storica e accademica, anche i più famosi street artist di Padova hanno fortemente contribuito alla bellezza del liceo e del DUdA. Il percorso accoglie infatti con naturalezza il linguaggio urbano: dalle poetiche sagome stencil di Alessio-B ai lettering geometrici di Joys, fino ai tratti inconfondibili di Tony Gallo, OR10N, Diego Colussi Sly e C0110. La materia si fa poi scultura e installazione con Elio Armano, Ettore Greco, Graziano Visintin, Sandi Renko, Paolo Marcolongo, Roberto Pittarello e Sonia Strukul, affiancati da progetti sociali di alto valore umano come quelli nati dalla collaborazione con Anffas/Artè e l’Associazione Lanterna Magica.
La lezione del DUdA
La lezione che ci regala questo luogo straordinario nel cuore di Padova è chiarissima: l’arte deve respirare, deve consumarsi con gli sguardi quotidiani degli studenti, deve educare al rispetto e far parte dell’ambiente in cui si forma il nostro futuro.D’altronde, cos’è l’arte se non il più straordinario veicolo di comunicazione inventato dall’uomo? Un linguaggio supremo che non ha bisogno di dizionari né di grammatica: l’arte parla direttamente allo spirito. Ha accompagnato ogni grande rivoluzione della storia perché sa dire ciò che le parole non riescono a esprimere, dimostrando che anche una singola macchia di colore, se carica di visione, può cambiare il nostro modo di vedere il mondo.













