
Sul futuro del corpo: la mostra curata da Barbara Codogno
27 Agosto 2026
Quando ci si avvicina all’arte del Primo Novecento, bisogna abbandonare le comode certezze della pittura d’accademia e prepararsi a un vero e proprio urto sensoriale. Non stiamo parlando di una semplice pennellata ben messa o di una composizione equilibrata da salotto, ma di una necessità interiore, di un’esplosione cromatica che travolge chi osserva e ne scuote le percezioni.
È proprio questo il punto di partenza fondamentale per comprendere Max Pechstein (1881–1955), una delle figure più affascinanti, poliedriche e per certi versi decisive dell’intero movimento espressionista tedesco. Un’ampia e straordinaria esposizione offre l’opportunità rara di confrontarsi da vicino con l’ampiezza della sua visione artistica: un percorso espositivo imponente che raccoglie oltre 120 opere tra dipinti vivaci, disegni, acquerelli, fotografie, schizzi e preziosi oggetti personali, capaci di raccontarne la vita e il viscerale processo creativo.
Chi era Max Pechstein: Dalle avanguardie al pubblico
Nato a Zwickau nel 1881, Pechstein si distingue fin dai suoi esordi nel panorama artistico europeo per una capacità del tutto particolare: tradurre le tensioni e le provocazioni delle avanguardie in un linguaggio visivo potente, vivo e accessibile, privo di certi intellettualismi sterili.
Nel 1906 avviene l’incontro destinato a cambiare la storia dell’arte moderna: Pechstein entra a far parte del celebre gruppo Die Brücke (“Il Ponte”), fondato a Dresda da giovani visionari come Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-Rottluff. Mentre i suoi compagni cercavano la rottura con la tradizione attraverso una rabbia visiva talvolta distruttiva, Pechstein portava in dote una padronanza tecnica eccezionale e un’energia decorativa irrefrenabile. Fu proprio grazie al suo carisma e alla sua innata capacità comunicativa che il gruppo riuscì ad uscire dall’isolamento e a conquistare la scena artistica di Berlino.
La sua ricerca non si è mai accontentata dei confini della Germania. Spinto dal sogno di un’armonia perduta tra uomo e natura e affascinato dai miti del primitivismo – sulla scia di Gauguin -, nel 1914 l’artista intraprese un celebre viaggio verso le isole Palau, nel Pacifico. Questa parentesi di luce, estate e colore puro rimase impressa per sempre nelle sue opere, anche quando lo scoppio della Prima Guerra Mondiale lo costrinse a rientrare precipitosamente in Europa.
Il linguaggio visivo: Tra solidità formale e colore lirico
Come sottolineato a più riprese dalla critica d’arte, ciò che rende unico il codice espressivo di Pechstein all’interno dell’Espressionismo è un delicato e sofisticato equilibrio. Se da un lato l’artista assorbe la lezione dei Fauves francesi, lasciando esplodere la tavolozza in toni gioiosi, luminosi e raramente cupi, dall’altro non abbandona mai la struttura.
A differenza di altri maestri del suo tempo che dissolvevano le immagini nell’impeto cromatico, in Pechstein la forma e la linea mantengono una centralità classica e monumentale. C’è nelle sue opere un lirismo evocativo e un costante rispetto per la natura, intesa come uno spazio di riconciliazione e gioia di vivere.
Questa dualità si riflette nella duplice anima della sua produzione: nei dipinti vivaci, il colore smette di descrivere la realtà per farsi emozione e luce primaria; nelle potenti opere grafiche – xilografie, incisioni e disegni a china -, il tratto nero si fa architettura severa, capace di scolpire il foglio con contorni netti e una forza visiva senza paragoni.
Palazzo Zabarella e la Fondazione Bano
Ospitare una retrospettiva di tale portata richiede una cornice d’eccezione. La mostra trova dimora a Padova tra le mura di Palazzo Zabarella, una dimora storica le cui radici affondano nell’epoca romana e medioevale. Già residenza della potente famiglia Carraresi prima di passare agli Zabarella nel XIV secolo, il palazzo conserva ancora la sua caratteristica torre trecentesca e i preziosi affreschi ottocenteschi realizzati da maestri come Francesco Hayez e Giuseppe Borsato.
Oggi Palazzo Zabarella è un centro culturale di rilievo internazionale grazie al lavoro della Fondazione Bano, ente privato nato con l’obiettivo di tutelare, valorizzare e promuovere la grande arte dell’Ottocento e del Novecento. Attraverso un rigoroso lavoro scientifico e collaborazioni con i più prestigiosi musei del mondo, la Fondazione Bano ha trasformato il palazzo padovano in un punto di riferimento per le grandi mostre monografiche e tematiche.
Informazioni utili per la visita
Sede: Palazzo Zabarella – Fondazione Bano, Via degli Zabarella 14, Padova
Periodo della mostra: Dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027
Tutte le info: www.zabarella.it
Info biglietti: www.ticketlandia.com/m/palazzozabarella
Un appuntamento imperdibile per la scena culturale, condiviso e sostenuto dallo spirito dell’Associazione FLarte, da sempre impegnata nella promozione dell’arte e della memoria di Francesco Lucianetti.



