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	Commenti per FLarte	</title>
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	<description>L&#039;arte di Francesco Lucianetti</description>
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		Commenti su La Rocca di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/la-rocca/#comment-135</link>

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		<pubDate>Thu, 05 Feb 2026 10:52:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Un opera onirica ed intensa che col suo simbolismo iconico e inquietante esplora le profondità dell&#039;inconscio.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un opera onirica ed intensa che col suo simbolismo iconico e inquietante esplora le profondità dell&#8217;inconscio.</p>
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		Commenti su Gea di flarte		</title>
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		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 17:57:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;...La donna ancora come “Gea”, la generatrice di vita altro; aspetto essenziale nella visione complessa del femminile di Lucianetti. Da non vedere soltanto come madre generante, ma come causa di vita e della molteplicità delle emozioni che sono proposte di esperienze di accoglienza di una nutrice. Ancora un&#039;altra scansione sulla donna, e si incontra alla maga, l’indovina, colei che indica il futuro, a noi peraltro noto, ma per appagare la sete di certezze che ci depositi disposti a dimenticare pur di trovare accoglienza e conforto nelle trame sottili e perverse di una femminilità solo autoritaria, cui l&#039;artista sembra voler sottomettersi alla ricerca di una sicurezza altrimenti smarrita, e, come in una ermeneutica della femminilità tesa alla ricerca più ampia ed esaustiva dell&#039;essere donna, ecco infine la regina, l&#039;amazzone, la guerriera: forse la consapevolezza dell&#039;artista si fa esperienza per tutti quelli che concludendo la conoscenza del femminile, si accorgono delle misteriose ed inesauribili risorse che madre natura ha consegnato in quello scrigno meraviglioso e affascinante cui noi continuiamo a tendere con la segreta speranza di possederlo, ma anche con la consapevolezza della illusoria possibilità...&quot;
&lt;em&gt;Gianfranco Trabuio&lt;/em&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;&#8230;La donna ancora come “Gea”, la generatrice di vita altro; aspetto essenziale nella visione complessa del femminile di Lucianetti. Da non vedere soltanto come madre generante, ma come causa di vita e della molteplicità delle emozioni che sono proposte di esperienze di accoglienza di una nutrice. Ancora un&#8217;altra scansione sulla donna, e si incontra alla maga, l’indovina, colei che indica il futuro, a noi peraltro noto, ma per appagare la sete di certezze che ci depositi disposti a dimenticare pur di trovare accoglienza e conforto nelle trame sottili e perverse di una femminilità solo autoritaria, cui l&#8217;artista sembra voler sottomettersi alla ricerca di una sicurezza altrimenti smarrita, e, come in una ermeneutica della femminilità tesa alla ricerca più ampia ed esaustiva dell&#8217;essere donna, ecco infine la regina, l&#8217;amazzone, la guerriera: forse la consapevolezza dell&#8217;artista si fa esperienza per tutti quelli che concludendo la conoscenza del femminile, si accorgono delle misteriose ed inesauribili risorse che madre natura ha consegnato in quello scrigno meraviglioso e affascinante cui noi continuiamo a tendere con la segreta speranza di possederlo, ma anche con la consapevolezza della illusoria possibilità&#8230;&#8221;<br />
<em>Gianfranco Trabuio</em></p>
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		Commenti su Carnevale di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/carnevale-2/#comment-133</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 17:51:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Il cogito cartesiano è qui trasformato, in Lucianetti, in un invento dunque sono, che porta infine alla luce ciò che Cartesio aveva represso nell&#039;analisi: i movimenti delle passioni, lo slancio del desiderio, il sentimento del possibile.
Cosa può ispirare il grafismo svolazzante e suggestivo di queste opere ispirate a una visione, a volte catastrofica dell&#039;esistenza, a volte è immersa nel corpo sensuale di una donna, a volte ancora in animali strani e per certi versi allusivi?
Rara è la mancanza della donna in tutta la produzione dell&#039;artista: donna sovrana nei suoi multiformi aspetti, ma sempre coordinata costante, quasi una stella polare.
La donna, forma e sostanza delle molte passioni per l&#039;uomo artista, interprete acuto e sensibile della diversità ed è il ruolo dinamico delle relazioni che si instaurano tra lui e l&#039;altra parte di lui: il femminile, ed ecco la donna carica di sensualità e di Eros farsi messaggio di seduzione, fantasma e ricorrente evocato nei momenti tetri dell&#039;esperienza terrena, momento magico:

&lt;em&gt;Come il Salice 
sull&#039;acqua del fiume
mi lascia accarezzare 
dallo sguardo 
in piena 
quegli occhi 
mi stanno affogando”.

Gianfranco Trabuio&lt;/em&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Il cogito cartesiano è qui trasformato, in Lucianetti, in un invento dunque sono, che porta infine alla luce ciò che Cartesio aveva represso nell&#8217;analisi: i movimenti delle passioni, lo slancio del desiderio, il sentimento del possibile.<br />
Cosa può ispirare il grafismo svolazzante e suggestivo di queste opere ispirate a una visione, a volte catastrofica dell&#8217;esistenza, a volte è immersa nel corpo sensuale di una donna, a volte ancora in animali strani e per certi versi allusivi?<br />
Rara è la mancanza della donna in tutta la produzione dell&#8217;artista: donna sovrana nei suoi multiformi aspetti, ma sempre coordinata costante, quasi una stella polare.<br />
La donna, forma e sostanza delle molte passioni per l&#8217;uomo artista, interprete acuto e sensibile della diversità ed è il ruolo dinamico delle relazioni che si instaurano tra lui e l&#8217;altra parte di lui: il femminile, ed ecco la donna carica di sensualità e di Eros farsi messaggio di seduzione, fantasma e ricorrente evocato nei momenti tetri dell&#8217;esperienza terrena, momento magico:</p>
<p><em>Come il Salice<br />
sull&#8217;acqua del fiume<br />
mi lascia accarezzare<br />
dallo sguardo<br />
in piena<br />
quegli occhi<br />
mi stanno affogando”.</p>
<p>Gianfranco Trabuio</em></p>
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		<title>
		Commenti su Regine di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/regine/#comment-132</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Dec 2025 17:38:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“…Le sue donne non sono né vergini eteree, né reincarnazioni della bellezza dolorosa ovvero di quella demoniaca; sono invece creature sane, nelle quali l&#039;erotismo è la traduzione di un moto vitale che consente l&#039;integrazione del partner più che la variazione violenta del possesso e sempre fuori dal pericolo di manifestare, più o meno esplicitamente, implicazioni o deformazioni patologiche. Se mai le donne di Lucianetti, nel loro essere e apparire prive di falsi pudori e di convenzionalismi, non si mostrano semplici oggetti di piacere, ma sono creature vive e dotate di una loro luce interiore. Sono volitive nostalgiche; procacci nella generosità plastica modellata del loro corpo e anche assorte, del tutto immuni da una sensualità ambigua; disinibite nell&#039;equilibrio spontaneo dei loro impulsi e pronte agli amplessi degli amori terrestri, senza tuttavia trasformarsi in odalische, in miraggi, ovvero in depositarie dell&#039;eros esotico”. 
&lt;em&gt;Salvatore Maugeri&lt;/em&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“…Le sue donne non sono né vergini eteree, né reincarnazioni della bellezza dolorosa ovvero di quella demoniaca; sono invece creature sane, nelle quali l&#8217;erotismo è la traduzione di un moto vitale che consente l&#8217;integrazione del partner più che la variazione violenta del possesso e sempre fuori dal pericolo di manifestare, più o meno esplicitamente, implicazioni o deformazioni patologiche. Se mai le donne di Lucianetti, nel loro essere e apparire prive di falsi pudori e di convenzionalismi, non si mostrano semplici oggetti di piacere, ma sono creature vive e dotate di una loro luce interiore. Sono volitive nostalgiche; procacci nella generosità plastica modellata del loro corpo e anche assorte, del tutto immuni da una sensualità ambigua; disinibite nell&#8217;equilibrio spontaneo dei loro impulsi e pronte agli amplessi degli amori terrestri, senza tuttavia trasformarsi in odalische, in miraggi, ovvero in depositarie dell&#8217;eros esotico”.<br />
<em>Salvatore Maugeri</em></p>
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		<title>
		Commenti su Matrimonio con il mare di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/matrimonio-con-il-mare-2/#comment-122</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 14:29:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;em&gt;&quot;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.

Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.

La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.

Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.

Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.

Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.

Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album - realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale - sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&quot;.&lt;/em&gt;

Arzignano, Aprile 1983.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.</p>
<p>Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.</p>
<p>La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.</p>
<p>Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.</p>
<p>Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.</p>
<p>Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.</p>
<p>Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album &#8211; realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale &#8211; sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&#8221;.</em></p>
<p>Arzignano, Aprile 1983.</p>
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		<title>
		Commenti su San Marco di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/san-marco/#comment-120</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 14:07:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&lt;em&gt;&quot;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.

Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.

La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.

Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.

Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.

Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.

Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album - realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale - sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&quot;.&lt;/em&gt;

Arzignano, Aprile 1983.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.</p>
<p>Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.</p>
<p>La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.</p>
<p>Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.</p>
<p>Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.</p>
<p>Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.</p>
<p>Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album &#8211; realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale &#8211; sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&#8221;.</em></p>
<p>Arzignano, Aprile 1983.</p>
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		<title>
		Commenti su Carnevale Veneziano di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/carnevale-veneziano/#comment-119</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 14:04:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&quot;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.

Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.

La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.

Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.

Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.

Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.

Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album - realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale - sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&quot;.

Arzignano, Aprile 1983.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.</p>
<p>Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.</p>
<p>La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.</p>
<p>Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.</p>
<p>Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.</p>
<p>Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.</p>
<p>Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album &#8211; realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale &#8211; sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&#8221;.</p>
<p>Arzignano, Aprile 1983.</p>
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		<title>
		Commenti su Laguna di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/laguna/#comment-118</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jul 2024 13:59:03 +0000</pubDate>
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Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.

La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.

Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.

Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.

Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.

Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album - realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale - sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&quot;&lt;/em&gt;.

Arzignano, Aprile 1983.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Per chi si propone di realizzare una serie di immagini ispirate a Venezia il problema di fondo non è quello di sfuggire alla tentazione di proseguire una via mediana tra la narrazione e il commento illustrativo, ma altresì quello di far apparire inedita anche l’immagine mille volte consumata dalla consuetudine visiva.</p>
<p>Ora a me pare che Francesco Lucianetti abbia felicemente conseguito i due predetti obiettivi, cominciare col rifiutare di seguire l’itinerario più facile, di ispirarsi cioè a una Venezia “minore”, la Venezia degli angusti canali, dei solitari piccoli ponti, degli approdi provvisori e die campielli dove la luce filtra avara e l’umidità si mangia l’intonaco di case anonime e ne corrode i mattoni; ma affrontando coraggiosamente i grandi temi della Venezia più nota: le visioni del bacino di San Marco, con sullo sfondo l’isola di San Giorgio Maggiore, ovvero del profilo del Palazzo Ducale, con lo scorcio di Piazza San Marco e la fuga del campanile, oppure di un’ansa del Canal Grande, con lo scenario dei palazzi in progressione.</p>
<p>La finalità dell’artista non era tuttavia quella di dare rilievo all’affascinante architettura di quei notissimi monumenti, posti come sono in secondo piano e qualche volta intravisti appena sullo sfondo, quanto quella di evidenziare la preminente rappresentazione di un evento fantastico, che, in ultima analisi, costituisce la vera ragione dell’opera grafica; mentre ciò che sta dietro assolve alla funzione dell’individuazione ambientale col definire il clima nel quale l’evento si compie. Quest’ultimo può essere rappresentato dalla fuga dei grandi cavalli bronzei dalla terrazza del piano superiore della Basilica di San marco verso le anse del Canal Grande; ovvero da una festa sulla Laguna, quale lo “Sposalizio del mare”, compiuto da una sorta di “Bucintoro” solcante le acque antistanti il Palazzo Ducale e colto da una prospettiva che ricorda l’omonimo dipinto del Canaletto. Può rifarsi alla improbabile apparizione di tre dignitari in costume emergenti tra vortici di acque e gondole vaganti in prossimità dell’approdo di San Marco; oppure dall’amplesso di gabbiani giganti, a fior d’acqua, poco discosto dalla barca di un giovane gondoliere.</p>
<p>Ora  è bene riscontrare come l’elemento fantastico non sia costituito soltanto dall’abbandono di un itinerario narrativo-realistico per accogliere l’elemento stimolante della libera immaginazione: i cavalli bronzei che emergono dalla laguna, ovvero il gruppo dei tre dignitari, oppure il vortice dei grandi gabbiani, ovvero la presenza di indefinibili elementi simbolici verso i quali sembra che si scagli il tridente dalle mani di Nettuno. Tale elemento promana dalla natura stessa del segno, che acquista di conseguenza una mutata radice espressiva. Il segno, inizialmente iconico, comincia a perdere, almeno in parte, le sue analogie con ciò che esso prima indicava e va seguendo un itinerario generato dallo sviluppo autonomo, proliferante di un motivo grafico che va imponendosi per le sue cadenze e per i suoi ritmi. Ciò fa si che il senso rotatorio di un vortice possa prendere origine ripetendo l’andamento curvilineo della prua di una gondola, ovvero dallo schizzare dell’acqua mossa dai remi e proiettata a ricomporre, dopo averli infranti, i motivi decorativi scolpiti e dipinti di un’imbarcazione regale. Ciò fa sì che le venature lignee della parte interna di una gondola e quelle del remo continuo le loro mobili sequenze sul vestito e sul volto del giovane gondoliere; che il movimento appena percettibile dell’acqua attorno al battipalo o a ai pilastri di sostegno di un approdo promuova la crescita di un organismo grafico fatto di un labirinto docile e flessuoso di cadenze segniche; e che infine i vestiti fastosi, i riccioli delle parrucche, le sagome di feluche ovvero di gondole continuo le progressioni dei loro motivi tra barene e alghe fluttuanti, oppure riflettendosi sullo spazio del cielo, come per un prodigio  ottico da fata morgana.</p>
<p>Non è improbabile che in questo processo di copresenza di caratteri narrativo-realistici con altri di ascendenza simbolico-fantastica si avverta un sapore che rimanda a talune nostalgie per il decorativismo raffinato che contraddistinse l’”Art Nouveau”, ammesso che di essa si possa allontanare l’esclusivo estetismo decadente e l’assenza di ogni ricerca di funzionalità; elemento, quest’ultimo, che per Francesco Lucianetti continua a conservare il suo ruolo e consente altresì, come ho già fatto notare sopra, lo stacco verso la precisazione dei valori simbolici dell’immagine.</p>
<p>Il segno dell’artista romano-padovano è fluido, dovizioso e docile a rispondere alle sollecitazioni dei due registri espressivi di cui prima ho parlato.</p>
<p>Sotto il profilo della loro realizzazione tecnica, i fogli di questo album &#8211; realizzati nella Bottega di Giuliano Busato, un maestro litografo di riconosciuto valore e livello nazionale &#8211; sono ineccepibili e di non facile realizzazione. Essi si avvalgono di due diverse tecniche di stampa: la calcografica e la litografica. Alla prima impressione dei neri, infatti, eseguiti con lastre calcografiche all’acquaforte, ha fatto seguito l’intervento cromatico realizzato in litografia. Il risultato finale dell’opera conferma che ciascuna delle due tecniche esprime il meglio di sé&#8221;</em>.</p>
<p>Arzignano, Aprile 1983.</p>
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		<title>
		Commenti su Gabbiani in laguna di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/gabbiani-in-laguna/#comment-116</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 13:54:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Di lui lo scomparso critico d&#039;arte Giorgio Segato disse: 
&lt;em&gt;&quot;...Riccardo vive ancora forti sensazioni ed emozioni che gli attraversano il corpo e lo rendono partecipe della natura. 
Il suo dipingere è rimasto fedele a ciò che alla mente arriva dalla vista dal tatto, dall&#039;udito, dall&#039;olfatto, dal gusto, e sa trasformarlo in emblemi araldici di pregnante qualità sensoriale...&quot;&lt;/em&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di lui lo scomparso critico d&#8217;arte Giorgio Segato disse:<br />
<em>&#8220;&#8230;Riccardo vive ancora forti sensazioni ed emozioni che gli attraversano il corpo e lo rendono partecipe della natura.<br />
Il suo dipingere è rimasto fedele a ciò che alla mente arriva dalla vista dal tatto, dall&#8217;udito, dall&#8217;olfatto, dal gusto, e sa trasformarlo in emblemi araldici di pregnante qualità sensoriale&#8230;&#8221;</em></p>
]]></content:encoded>
		
			</item>
		<item>
		<title>
		Commenti su Il mondo di Dante: Purgatorio e Paradiso di flarte		</title>
		<link>https://flarte.it/opera/il-mondo-di-dante-purgatorio-e-paradiso/#comment-50</link>

		<dc:creator><![CDATA[flarte]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jun 2022 17:25:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">https://flarte.it/?post_type=product&#038;p=2119#comment-50</guid>

					<description><![CDATA[&lt;em&gt;&lt;strong&gt;La “Comedia” di Lucianetti&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;

Lucianetti affronta il tema della Comedia di Dante Alighieri nella sua complessa integralità offrendo una mappa dei luoghi, delle strutture, dei mezzi, delle finalità. Prende ispirazione da un precedente progetto, la sua realizzazione del “recto” della medaglia rappresentativa in occasione dell’ultima edizione della Biennale del Bronzetto dantesco di Ravenna.

Vale ricordare che Lucianetti è un affermato architetto, un colto studioso di storia e supratutto un artista poliedrico. Questo ricco substrato culturale gli permette di dare forma visibile alla struttura allegorica dantesca che non è solamente letteraria ma di forte significazione spirituale nel coniugare razionalità e misticismo.

Il viaggio fulcro portante dell&#039;opera, è un percorso di conoscenza filosofica, politica, di fede e ragione.

Lucianetti con straordinaria intuizione conforma le 3 differenti parti della Comedia usando una possente struttura romanica per l&#039;Inferno, questa sorta di montagna vulcanica rovesciata, sconvolta da fuochi, fumi, miasmi di ogni sorta. Uno spazio chiuso, la cui verticalità è direzionata dall’alto al basso; uno spazio che sprofonda verso il centro della terra, ove il male è ancora più oscuro; uno spazio diviso in 9 cerchi (appare il multiplo di 3) e circondato da mura possenti, controllato da torri di guardia, attraversato da profondi canali.

Lucianetti, con licenza poetica, Io separa con un mare dal Purgatorio sottolineando il concetto di chiusura e non ritorno.

&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Sergia Jessi&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>La “Comedia” di Lucianetti</strong></em></p>
<p>Lucianetti affronta il tema della Comedia di Dante Alighieri nella sua complessa integralità offrendo una mappa dei luoghi, delle strutture, dei mezzi, delle finalità. Prende ispirazione da un precedente progetto, la sua realizzazione del “recto” della medaglia rappresentativa in occasione dell’ultima edizione della Biennale del Bronzetto dantesco di Ravenna.</p>
<p>Vale ricordare che Lucianetti è un affermato architetto, un colto studioso di storia e supratutto un artista poliedrico. Questo ricco substrato culturale gli permette di dare forma visibile alla struttura allegorica dantesca che non è solamente letteraria ma di forte significazione spirituale nel coniugare razionalità e misticismo.</p>
<p>Il viaggio fulcro portante dell&#8217;opera, è un percorso di conoscenza filosofica, politica, di fede e ragione.</p>
<p>Lucianetti con straordinaria intuizione conforma le 3 differenti parti della Comedia usando una possente struttura romanica per l&#8217;Inferno, questa sorta di montagna vulcanica rovesciata, sconvolta da fuochi, fumi, miasmi di ogni sorta. Uno spazio chiuso, la cui verticalità è direzionata dall’alto al basso; uno spazio che sprofonda verso il centro della terra, ove il male è ancora più oscuro; uno spazio diviso in 9 cerchi (appare il multiplo di 3) e circondato da mura possenti, controllato da torri di guardia, attraversato da profondi canali.</p>
<p>Lucianetti, con licenza poetica, Io separa con un mare dal Purgatorio sottolineando il concetto di chiusura e non ritorno.</p>
<p><em><strong>Sergia Jessi</strong></em></p>
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